Discografia

Blind Faith And A Little Wine (2019)

Blind Faith And A Little Wine è una frase che compare in un episodio, non saprei dirvi quale, della serie animata dei Simpson. Marge, interpellata da un'amica circa la sua pessima scelta coniugale, asserisce che, a sopportare un marito come il suo, servano “cieca fiducia e un po' di vino”, una sorta di epitaffio della disillusione sull'armonia della vita di coppia e, in secondo luogo, sull'amore. Nonostante l'incipit sia volutamente catastrofista e quasi tutte le nove tracce siano ambientate nel luogo letterario apocalittico per antonomasia, il bar, faccio fatica a considerare questa mia nuova uscita “un disco della disillusione”. Trovo più calzante la definizione di “disco della perplessità”, poiché è proprio il dubbio a permeare un momento delicato come il passaggio dalla vita adolescente a quella adulta, ed è il dubbio il freno occulto dei momenti di profondo rinnovamento. E credo che stilisticamente parlando, il disco, rifletta questa, spero momentanea, condizione. I toni si sono fatti più riflessivi, l'esuberanza del mio lavoro precedente (“Johnathan Richman's Smile” La Fenice, 2018) è stata sepolta da strutture più semplici e arrangiamenti acustici; gli spiriti guida non cambiano. I maestri dell'artigianato pop son sempre lì a lasciarmi rubar loro le tempere per dipingere i miei umili quadretti. Mi riferisco a Brian Wilson, Andy Partridge, Stephin Merritt, rispettivamente nei panni de l'intarsiatore barocco, dell'intellettuale malizioso e del poeta dei sobborghi. Le canzoni, come dicevo, sono nove. Alcune hanno titoli strani come “For The Love Of The Daughter Of A Swedish Director”, altre si fanno chiamare semplicemente “Hide”. Sono impresse su dei solchi solo grazie al supporto e all'impegno di chi lavora alla Cooperativa La Fenice (devono essere completamente folli!!!), che, oltre ad aver prodotto e supportato con tutte le forze questo nuovo dischetto e quello precedente, mi stanno quotidianamente restituendo la convinzione che fare musica sia la mia missione, indipendentemente dalla bravura, la perfezione formale, la tecnica, e senza che nessun accademico debba farti arrossire per una tanto ardita affermazione. I can't help it but I got a soul in sound! 

Johnathan Richman's Smile (2018)

L'intento è quello di rendere omaggio a uno dei miei umani preferiti, Johnathan Richman, citato nel titolo e al quale ho dedicato una ballata. Si tratta di un musicista americano che dopo aver iniziato a suonare nei Modern Lovers nei primi anni 70, avviò una carriera solista da novello Woody Guthrie, ispirata alla tradizione americana, nel senso più romantico del termine. Suo merito più grande, a mio avviso, è stato quello di prendersi poco sul serio in un'era in cui l'essere dark predominava sempre più sui costumi del rock, sdoganando un pieno ripescaggio del pop degli anni sessanta e restituendo a molti la volontà di suonare i motivi di quegli anni incredibilmente fecondi di idee stralunate e sostanzialmente pazze. Ho voluto mettere un po' di quella stravaganza in alcuni momenti del disco, che poi per forza suonerà naif poiché è nato interamente in studio; quasi tutto il processo di scrittura è infatti avvenuto tra le mura della sala di produzione.

LOOKUPEP (2012)

Secondo capitolo della saga dedicata al suono shitgaze, (auto)prodotto in cameretta coi suoni di garageband, presenta un sound più convenzionale rispetto ai lavori precedenti, più improntati all'ambient. "Leitmotiv" ne è la traccia più significativa col suo loop ossessivo di chitarre scordate e il cantato vagamente new wave. Altri simpatici reperti sono "I Can't Remember Names And Numbers When I'm Drunk", apertamente ispirata ai Drums, e "The Secret Hour", popsong per radioline. 

The Shit Document (2011)

Capitolo introduttivo della saga shitgaze. Popsongs cacofoniche registrate nel giro di un pomeriggio invernale, coi rumori del nasone malato in sottofondo.


A Morning Loss EP (2010)

Prima esperienza di studio. Idee un po' confusionarie. Suono vagamente ispirato al post-hc ed emo americani. Prodromi di quel che sarà in "Young Lo-Fi Rockers", strumentale ambient a bassa fedeltà.